██████╗ ███████╗████████╗██╗██████╗ ███████╗██████╗ ██╗ █████╗
██╔══██╗██╔════╝╚══██╔══╝██║██╔══██╗██╔════╝██╔══██╗██║██╔══██╗
██████╔╝█████╗ ██║ ██║██████╔╝█████╗ ██║ ██║██║███████║
██╔══██╗██╔══╝ ██║ ██║██╔═══╝ ██╔══╝ ██║ ██║██║██╔══██║
██║ ██║███████╗ ██║ ██║██║ ███████╗██████╔╝██║██║ ██║
╚═╝ ╚═╝╚══════╝ ╚═╝ ╚═╝╚═╝ ╚══════╝╚═════╝ ╚═╝╚═╝ ╚═╝
- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b
¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯
Tarocchi
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
top
I mwbwtarocchi sono un mazzo di mwcacarte da gioco, generalmente composto da 78 carte, la cui origine pare risalga alla metà del mwcqXV secolo.
I tarocchi si diffusero in varie parti d'Europa e raggiunsero il periodo di maggior diffusione tra il mwcwXVII e il mwdaXVIII secolo. Alla fine del XVIII secolo i tarocchi vennero associati alla mwdqcabala e ad altre tradizioni pseudomistiche, come quelle magico-religiose egiziane. I Tarocchi iniziano a chiamarsi mwdgArcani e compaiono carte come le figure di mwdwsfingi e mwealettere ebraiche.cite-ref-1[1]
Il tipico mazzo di tarocchi è composto da cinquantasei carte tradizionali a cui se ne aggiungono ventidue, dette mwfgTrionfi.cite-ref-2[2] I Trionfi sono generalmente illustrati con figure umane, animali e mitologiche e sono numerati da 1 a 21 (più Il Matto, con numero zero o senza numero), spesso in mwgwnumeri romani. Il mazzo di carte tradizionali è diviso in quattro mwhasemi di quattordici carte: dall'asso al dieci più quattro figure, dette anche "onori" o "carte di corte": mwhqRe, Regina, Cavaliere e Fante. Esistono varianti in cui il numero di carte è ridotto, per esempio il mwhgtarocchino bolognese o il mwhwtarocco siciliano, oppure aumentato, come nelle mwiaminchiate.
Nella terminologia introdotta dalle teorie mwigesoteriche, i Trionfi sono detti anche mwiwmwjaarcani maggiori, mentre le altre carte sono dette mwjqmwjgarcani minori. Lo sviluppo di queste teorie fu avviato dal mwjwmassone francese mwkaAntoine Court de Gébelin, che, riferendosi ai mitici mwkqLibri di Thot, fece risalire i tarocchi all'mwkgAntico Egitto. Questa corrente ebbe nuovo impulso nella metà dell'mwkwOttocento con l'mwlaoccultista mwlqEliphas Lévi, che indicò la loro origine nella mwlgCabala ebraicacite-ref-3[3]. Negli anni a cavallo tra la fine dell'Ottocento ed i primi del Novecento, le dottrine esoteriche sui tarocchi furono fissate definitivamente dall'occultista francese mwmwPapus (pseudonimo di Gérard Encausse) e dallo svizzero mwnaOswald Wirth in una serie di celebri opere ancora in augecite-ref-4[4]. Nei primi decenni del Novecento, la "Scuola francese dei Tarocchi" iniziò ad essere soppiantata dalla "Scuola inglese", nata in seno all'mwoqOrdine Ermetico dell'Alba Dorata.
Contents
• Storia
• Origini
• Note
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
Etimologia
1. un rapporto diretto con il poemetto allegorico mwrqmwrgI Trionfi di mwrwFrancesco Petrarca, le cui sei allegorie sono state spesso rappresentate in modo simile alle icone trionfali dei tarocchi: Trionfo dell'Amore = L'Innamorato/Gli Amanti, Trionfo della Castità = Temperanza, Trionfo della Morte = Arcano Senza Nome/Morte, Trionfo della Fama = Il Giudizio, Trionfo del Tempo = L'Eremita, Trionfo dell'Eternità = Il Mondo. Ma mentre nelle allegorie del Petrarca le figure allegoriche sono sempre a bordo di un carro trionfale, questo non avviene per le figure dei tarocchi; inoltre, i trionfi del Petrarca sono solo sei contro i ventuno trionfi dei tarocchi.cite-ref-6[6]
2. un rapporto con i carri trionfali che nel Medioevo accompagnavano le processioni carnevalesche.cite-ref-7[7]
Nel mwugXVI secolo, in contemporanea con la comparsa di diversi giochi detti anch'essi "Trionfi", che assegnano il ruolo di atout ricoperto dai trionfi dei tarocchi a carte normali, compare per la prima volta il termine "tarocco". La sua prima occorrenza è in un inventario della corte di Ferrara del dicembre 1505, ma dello stesso anno è anche la prima occorrenza dell'equivalente francese mwuwTarau, per cui è stato teorizzato che il termine italiano potrebbe derivare da quello francese, piuttosto che il contrariocite-ref-dummet-mcleod-17-5-1[5]. La prima occorrenza in un testo stampato è nel mwwaGioco della Primiera del poeta mwwqFrancesco Berni nel 1526 e per la fine del XVI secolo aveva soppiantato "Trionfi"cite-ref-8[8]. L'origine del termine "tarocco" è tuttora ignota, sebbene siano state avanzate alcune congetture, tra cui che potrebbe derivare dal processo di decorazione delle carte, o dal nome del mwxgfiume Taro, un affluente del mwxwPocite-ref-9[9]. Nel tentativo di sostenere un'origine antica dei tarocchi, alcune ipotesi esoteriche ipotizzano connessioni con antiche civiltà o con termini della mwzaCabala, per esempio mwzqAntoine Court de Gébelin ipotizzò che derivasse dall'egiziano "Ta-Rosh" ("via regale"), mwzgSamuel Liddell MacGregor Mathers che derivasse dall'egiziano "taru" (che significherebbe "consultare"), mentre per mwzwGérard Encausse da un tetragramma cabalistico ("Tora", "Rota" o altre varianti)cite-ref-farley-30-31-10-0[10].
Storia
Origini
Non si hanno dati certi sull'origine delle carte da gioco occidentali, i primi indizi della loro esistenza cominciano a comparire in documenti risalenti alla fine del XIII secolo. La teoria più diffusamente accettata è che queste siano arrivate in mwcgEuropa attraverso i contatti con i mwcwmamelucchi mwdaegiziani e per quell'epoca avevano già assunto una forma molto simile a quella odiernacite-ref-11[N 1]cite-ref-12[11]. In particolare, il mazzo dei Mamelucchi conteneva quattro semi: mazze da polo, denari, spade e coppe simili a quelli ancora utilizzati nelle carte tradizionali italiane, spagnole e portoghesi con la sola sostituzione delle mazze da polo con bastoni. Ogni seme aveva tre figure di corte, anche qui come nei mazzi tradizionali occidentali.cite-ref-13[12]
La teoria generalmente accettata è che le carte dei tarocchi derivino dall'aggiunta dei trionfi al normale mazzo di carte da gioco italiane. Il primo riferimento alla loro esistenza è in una lettera del 1440 del notaio Giusto Giusti di mwggAnghiari:
«Venerdì a dì 16 settembre donai al magnifico signore messer
Gismondo
un paio di naibi a trionfi, che io avevo fatto fare a posta a
Fiorenza
con l’armi sua, belli, che mi costaro ducati quattro e mezzo.»
(Giusto Giusti di Anghiari, 1440cite-ref-14[13])
Nel 1442 compaiono un paio di citazioni dei trionfi nei registri della corte estense di Ferrara. La prima registrazione è relativa al pagamento del pittore di corte Jacopo da Sagramoro per la decorazione di quattro mazzi di trionfi destinati al signore di Ferrara mwigLeonello d'Este; la seconda è relativa all'acquisto, ad un prezzo molto minore, di alcuni mazzi destinati ai fratelli di Leonello. Il confronto tra le due registrazioni sembra indicare che all'epoca fossero diffusi anche mazzi economici, probabilmente prodotti già da alcuni annicite-ref-farley-33-34-15-0[14]. Ulteriori riferimenti compaiono in annotazioni del 1452, 1454 e 1461cite-ref-farley-33-34-15-1[14].
La prima testimonianza pittorica dei trionfi si trova nell'affresco mwlaIl gioco dei tarocchi, in uno dei cortili interni di mwlqPalazzo Borromeo a Milano. L'affresco è di attribuzione incertacite-ref-16[N 2] ma è stato datato, a partire da dati stilistici e sulla foggia degli abiti, alla fine degli anni quaranta del XV secolo.cite-ref-17[15]
Primi mazzi
Una prima descrizione di "carte de trionfi" compare nella lettera che accompagnava un mazzo di carte inviato dal capitano Jacopo Antonio Marcello a mwoaIsabella di Lorena, consorte di mwoqRenato d'Angiò, nel 1449 a mwogNapoli. Il mazzo non è giunto fino a noi, ma allegata alla lettera c'era un trattato in latino di Marziano da Tortona, segretario di mwpaFilippo Maria Visconti, duca di Milano. Marziano descrive esplicitamente solo ventiquattro carte del mazzo: sedici carte illustrate con immagini di mwpqdivinità greche e quattro carte illustrate con Re, ma si può dedurre dal contenuto che con tutta probabilità a esse si aggiungevano un mazzo di carte tradizionali i cui semi erano però rappresentati da uccelli. Nonostante le diversità rispetto al mazzo di tarocchi tradizionali è comunque un esempio dell'evoluzione dei mazzi del periodo. Nel suo trattato Marziano attribuisce l'idea del mazzo al duca Filippo Maria Visconti e la sua illustrazione a mwpgMichelino da Besozzo. In base a quest'ultimo punto si può datare il mazzo ad un periodo tra il 1414 e il 1425cite-ref-18[16].
I mazzi più antichi ancora esistenti sono stati realizzati in Lombardia per la famiglia Visconti e sono generalmente attribuiti al pittore di corte mwraBonifacio Bembocite-ref-19[17]. Le carte sono miniate col fondo in foglia d'oro o d'argento e lavori di mwsqpunzonatura, il loro prezzo non è pervenuto ma era certamente molto alto. Il più antico dei tre è detto mwsgTarocchi Visconti di Modrone (dal nome del mwswramo cadetto dei Visconti che l'ha posseduto) o anche Cary-Yale (poiché è conservato nella collezione Cary della mwtaBeinecke Rare Book and Manuscript Library dell'mwtqUniversità di Yale). La sua struttura differisce lievemente da quella dei mazzi correnti, ogni seme contiene sei figure di corte (tre maschili e tre femminili) anziché quattro e negli undici trionfi rimasti ce ne sono alcuni non entrati nella tradizione, come i tre dedicati alle mwtgvirtù teologali (fede, speranza e carità)cite-ref-farley-38-20-0[18]. Un secondo mazzo, i Tarocchi Brera-Brambilla, di cui i trionfi rimasti sono solo due (La Ruota della Fortuna e L'Imperatore) viene datato tra il 1442 e il 1445cite-ref-farley-38-20-1[18]. Il terzo e più completo mazzo, detto Tarocchi Pierpont-Morgan Bergamo, fu realizzato per mwvwFrancesco Sforza e la moglie mwwaBianca Maria Visconti. Di quest'ultimo sopravvivono diciannove trionfi (mancano Il Diavolo e La Torre), anche se sei di esse (Temperanza, Forza, La Stella, La Luna e Il Mondo) sono carte aggiunte successivamente e dipinte da un altro pittorecite-ref-farley-38-20-2[18].
Ulteriori frammenti di mazzi sono di origine ferrarese: per esempio i tarocchi detti di mwxgCarlo VI conservati alla mwxwBiblioteca nazionale di Francia; quelli detti "di Alessandro Sforza" conservati al Museo di mwyaCastello Ursino a mwyqCataniacite-ref-21[19]; quelli di mwzgErcole I d'Este conservati alla Yale University Library. Il fatto che quasi tutti questi giochi (ed altri più recenti) siano giunti incompleti è evidentemente legato alla fragilità del supporto cartaceo ed alle persecuzioni che subirono le carte da gioco (spesso soggette a roghi oppure sciolte nel macero per ricavarne mwzwcartapesta da riutilizzare).
Questi mazzi e le loro varianti si diffusero nell'Italia settentrionale con diverse interpretazioni illustrative: per esempio, nella versione ferrarese la Luna è rappresentata da uno o due astrologi, mentre in quella viscontea una donna tiene una mezza luna nella mano destra; nei tarocchi ferraresi il Matto è un buffone tormentato da alcuni bambini mentre in quelli lombardi è un mendicante gozzuto (evidente allusione al mw0qgozzo, cioè la tipica malattia dei montanari della zona prealpina). A volte i mazzi erano realizzati in occasione di matrimoni signorili ed in tal caso gli emblemi dei due sposi erano dipinti sulla carta dell'Innamorato.
Funzione delle carte
Ci sono numerose testimonianze del fatto che i tarocchi fossero usati originariamente come carte da gioco; già il trattato di mw2aMarziano descrive alcune delle regole del gioco, anche se non in maniera sufficientemente dettagliata da ricostruirlo completamentecite-ref-22[20]. Le prime descrizioni sufficientemente complete delle regole di gioco risalgono al XVI secolo e non divennero comuni prima del XVIIcite-ref-23[21] I giochi erano giochi di presa, come per esempio la mw4qbriscola, giocati in una sequenza di mani in cui i trionfi comandano sulle carte numerali, sulle figure e sui trionfi di valore inferiore. Il Matto è generalmente usato per evitare di dover giocare una carta dello stesso seme o uno dei trionfi quando non lo si desidera. Il punteggio viene calcolato a fine partita in base alle carte ottenute, ma il metodo esatto di conteggio varia da gioco a giococite-ref-24[22].
Nei primi secoli non ci sono resoconti che attestino l'uso dei tarocchi per scopi esoterici o di divinazione: l'unico riferimento ai tarocchi come mezzo di lettura del carattere delle persone è in un'opera di narrativa, il mw5wCaos del tri per uno del monaco mw6qMerlin Cocai, in cui uno dei personaggi compone dei sonetti che descrivono il carattere di altri personaggi basandosi sulle carte dei Trionficite-ref-25[23].
Oltre a questo tipo di passatempo, i tarocchi furono utilizzati come giochi di abilità verbale. Nelle lunghe serate a corte, infatti, non di rado si utilizzavano le figure per comporre frasi e motti che dovevano ispirarsi alle carte estratte e i 22 Trionfi potevano anche essere abbinati (o mw7wappropriati, come si diceva) a persone e gruppi, specialmente gentildonne oppure note cortigiane. Molti di questi sonetti sono giunti fino a noi: poesiole comiche, satiriche, mordaci, scritte solitamente in ambiente mw8acinquecentesco. Probabilmente, in questo ambito colto vanno a collocarsi due mazzi: i cosiddetti mw8qTarocchi del Mantegna (una serie di cinquanta mw8gincisioni che non costituiscono in realtà un mazzo di tarocchi, né sono opera del mw8wMantegna)cite-ref-lambert-46-26-0[24] ed il mw-aTarocco Sola-Busca, realizzato con la tecnica dell'mw-gacquaforte tra il XIV e il XV secolo. In quest'ultimo le 22 carte dei Trionfi raffigurano guerrieri dell'antichità classica e biblica, mentre le carte numerali rappresentano scene della vita quotidiana.
Anche mw-aPietro Aretino si occupò di tarocchi nella sua opera mw-qLe carte parlanti, che ebbe un discreto successo e godette di varie ristampecite-ref-27[25].
Diffusione del gioco
Per la metà del XV secolo le figure che comparivano sui trionfi si erano ormai stabilizzate e il gioco si diffuse a partire dai tre principali centri di Ferrara, Milano e Bolognacite-ref-28[26]. In quest'epoca i trionfi non erano ancora numerati ed i giocatori dovevano memorizzare l'ordine di precedenza, che presentava alcune differenze tra città e città: a Bologna la carta di maggior valore era l'Angelo, seguito da Il Mondo e quindi dalle tre virtù (Giustizia, Temperanza e Forza), a Milano le tre virtù avevano valori inferiori mentre a Ferrara la carta di maggior valore era il Mondo, seguito dalla Giustizia, e le altre due virtù avevano valori molto inferioricite-ref-dummett-mcleod-14-29-0[27].
Da Ferrara, prima di estinguersi all'inizio del XVII secolo, il gioco si trasmise a mwaq0Venezia e a mwaq4Trento, senza però attecchirecite-ref-dummett-mcleod-14-29-1[27]. A Bologna il gioco rimase popolare fino ai giorni nostri nella forma del mwarmmwarqtarocchino bolognese e da qui si diffuse a mwaruFirenze dove invece nacque la variante delle mwarymwarcminchiate, che utilizza un mazzo espanso di 97 cartecite-ref-dummett-mcleod-14-29-2[27]. Da Firenze il gioco si diffuse a mwarwRoma e da qui nel XVII secolo in mwar0Sicilia. Fu comunque da Milano che il gioco si diffuse nel resto d'Europa, prima in mwar4Francia e in mwar8Svizzera i cui soldati vennero in contatto con il gioco durante l'occupazione francese di inizio del XVI secolo e da queste nazioni si sparse nel resto d'Europacite-ref-30[28].
In Francia, il gioco è giocato con il mazzo detto dei mwasytarocchi di Marsiglia, la cui principale differenza è l'uso dei semi francesi (cuori, quadri, fiori e picche) al posto di quelli italiani. Il gioco è documentato in diversi brani della letteratura francese del XVI secolo, e compare nel capitolo risalente al 1534 del mwascmwasgGargantua e Pantagruel in cui mwaskRabelais elenca i giochi giocati da Gargantuacite-ref-31[29]. Una prima descrizione delle regole è contenuta in un libretto stampato a mwas4Nevers intorno al 1637cite-ref-32[30]. Il gioco è apparentemente molto diffuso, tanto che il gesuita François Garasse scrive nel 1622 che in Francia è più popolare degli mwatqScacchicite-ref-33[31], ma per il 1725 la sua diffusione si è ridotta alla Francia Orientale, dove persiste fino ai giorni nostri e va incontro a una generale riscoperta nel XX secolocite-ref-34[32]. In Francia al gioco si aggiungono alcune nuove regole, la possibilità di ottenere un bonus per possedere certe combinazioni di carte in apertura di partita, bonus o penalità per vincere o perdere una mano con certe carte (per esempio vincere con il mwat0Pagat - il Bagatto italiano - o perdere uno dei Re).
In Germania il gioco arriva intorno all'inizio del XVII secolo, probabilmente importato dalla Francia, vista l'attestazione nel gergo dei giocatori tedeschi di numerosi termini che sono corruzioni dei corrispondenti francesicite-ref-35[N 3] e per la metà del secolo è ampiamente diffuso. Non è comunque certo il periodo e canale di arrivo del gioco.cite-ref-36[N 4]
L'apice della diffusione del gioco ha luogo dal 1730 al 1830, in questo periodo era giocato in Italia, Francia orientale, Svizzera, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Austro-Ungheria, Svezia e Russia e, sebbene rimanesse un gioco a diffusione locale, le regole erano abbastanza omogenee con piccole differenze locali, sia che si giocasse con un mazzo con semi italiani che con uno con semi francesicite-ref-37[33].
L'uso dei tarocchi come carte da gioco si riscontra ancora oggi in alcune aree italiane e mwau0francesi. Il tarocco mwau4siciliano è tuttora giocato in quattro paesi della Sicilia: mwau8Barcellona Pozzo di Gotto, mwavaCalatafimi, mwaveTortorici e mwaviMineo. A mwavmBologna si usa il mwavqmwavutarocchino bolognese, le cui regole originali sono conservate dall'Accademia del tarocchino bolognese. A mwavyPinerolo si usa il mwavctarocco ligure-piemontese. In Francia è attiva una Fédération Française de Tarot il cui regolamento usa i mwavgTarot nouveau.
Tecniche di stampa
Le tecniche che nel corso dei secoli si sono susseguite per la creazione dei tarocchi e per le carte da gioco, sono state innumerevoli. È presumibile che anticamente fossero vergati su pergamena o incisi su tavolette di legno; nei secoli successivi, si passò dall'uso degli stampi in legno di pero (o affini per morbidezza e robustezza) come matrice per i tratti, congiuntamente agli stampini (i cosiddetti mwavspochoirs o mwavwstencil) per l'applicazione dei colori. Verso la metà del mwav0XV secolo, le tecniche di stampa furono perfezionate prima con la mwav4xilografia, poi con la mwav8calcografia e, alla fine del secolo, con l'mwawainvenzione dei caratteri mobili.
Il progresso della stampa fece nascere le prime fabbriche di mazzi di tarocchi, che erano stampati su foglio unico, numerati, rozzamente colorati e tagliati. Il prezzo era superiore alle carte comuni, dato il maggior numero, come ci informa un registro fiscale bolognese del 1477.cite-ref-38[34] Tuttavia la stampa introdusse sul mercato mazzi a basso costo che favorirono la diffusione del gioco. Nell'Ottocento, in concomitanza con la mwawyrivoluzione industriale, si passò all'uso delle macchine di stampa mwawcquadricromiche (che modificarono notevolmente i colori più antichi di certi cartai) ed oggigiorno i tarocchi sono disegnati e riprodotti soprattutto mediante tecnologia informatica (penne grafiche e digitalizzazione).
Tarocchi occulti
La loro origine e diffusione moderna in mwawwcartomanzia e l'associazione con l'mwaw0occultismo risalgono alla fine del XVIII secolo e sono dovuti principalmente ad mwaw4Antoine Court de Gébelin e a mwaw8Etteilla. Il primo nell'VIII volume della sua opera mwaxaLe Monde primitif pubblicato nel 1781 incluse due saggi nel quale si sosteneva che i tarocchi fossero in realtà i mwaxeLibri di Thot codificati dai sacerdoti egizi nelle immagini simboliche dei trionfi per tramandarlo segretamente sotto l'aspetto innocuo di carte da giococite-ref-39[35], il secondo pubblicò una serie di libri (mwaxyManière de se récréer avec le jeu de cards nommées Tarots) tra il 1783 e il 1785 nei quali riprese a approfondì il legame dei tarocchi con i Libri di Thot e descrisse un metodo per il loro uso in mwaxccartomanziacite-ref-40[36].
mwax0Gérard Encausse, sotto lo pseudonimo di Papus (1865-1917), seguendo le idee di Lévi, si permise di creare tarocchi con i personaggi egizi illustranti una struttura cabalistica.
mwax8Arthur Edward Waite, per far combaciare i tarocchi con le 22 vie dell'Albero della Vita che uniscono le 10 sephirot della medesima tradizione cabalistica, scambiò il numero VIII della Giustizia con il numero XI della Forza; trasformò l'Innamorato in Gli Amanti.
mwayeAleister Crowley, occultista appartenente all'Ordo Templi Orientis, cambiò alcuni nomi, arricchì i disegni con riferimenti esoterici (e quindi espanse il significato delle lame) e ripristinò l'ordine delle carte: nel suo mazzo la Giustizia diventa l’Aggiustamento; la Temperanza diventa l'Arte; il Giudizio diventa l’Eon e le figure di corte dei 4 semi vengono modificate: i Re sono rappresentati a cavallo, le Regine intronate, e i Cavalieri e i Fanti sono sostituiti da Principi su carro e Principesse in piedi.
mwaymOswald Wirth, occultista svizzero massone e membro della mwayqSocietà Teosofica, disegnò da sé i propri tarocchi introducendo negli arcani non soltanto abiti medievali, sfingi egizie, numeri arabi e lettere ebraiche al posto dei numeri romani, simboli taoisti e la versione alchemica del Diavolo inventata da Éliphas Lévi, ma si ispirò anche alla grossolana versione di Court de Gébelin.
All'inizio del Novecento, un noto autore, Paul Marteau, nel suo libro mwaycLe Tarot de Marseille riprodusse le sue carte. Questo evento, insieme a tutte le deviazioni di cui sono stati oggetto i tarocchi in questi ultimi due secoli, ha rappresentato il "colpo di grazia" per i tarocchi di Marsiglia. Infatti Marteau, commise due grandi errori: per un verso il suo mazzo è soltanto un'approssimazione dell'originale (i disegni sono, infatti, l'esatta riproduzione dei tarocchi di Besançon pubblicati da Grimaud alla fine del XIX secolo, che a sua volta riproducono altri tarocchi di Besançon pubblicati da Lequart e firmati "Arnault 1748." ); inoltre, modificò alcuni dettagli originali, forse per imprimere il proprio marchio e poter commercializzare il "prodotto" incassandone i diritti d'autore. Per di più, conservò i quattro colori di base imposti dai macchinari tipografici invece di rispettare gli antichi colori delle copie dipinte a mano.
I mazzi storici
| Seme nelle carte minchiate | | | | |
|---|---|---|---|---|
| Seme nelle carte del tarocco siciliano | | | | |
| Seme nelle carte del tarocco piemontese | | | | |
| Seme nelle carte del tarocco bolognese | | | | |
| Italiano | Spade | Coppe | Denari | Bastoni |
| Spagnolo | Espadas | Copas | Oros | Bastos |
I tarocchi Visconti-Sforza
Si tratta di una serie di mazzi realizzati attorno alla metà del Quattrocento, alla corte dei mwaeoDuchi di Milano, secondo la critica dal miniatore cremonese mwaesBonifacio Bembo, di cui sono giunti fino a noi tre esemplari, Il mazzo Visconti di Modrone, Il mazzo Brera-Brambilla e Il mazzo Pierpont-Morgan Bergamo. Sono realizzati con fogli sovrapposti di cartoncino pressati a stampo, con figure eseguite in oro, argento e policromia con largo uso di azzurrocite-ref-41[37].
I tarocchi Sola Busca
Il mazzo di tarocchi Sola Busca, oggi conservato nella mwafmPinacoteca di Brera a Milano, prende il suo nome dai precedenti possessori, la marchesa Busca e il conte Sola. È il più antico mazzo completo esistente al mondocite-ref-42[38], composto da 78 carte, 22 “trionfi” e 56 carte dei quattro semi tradizionali italiani, stampate su carta da incisioni a bulino, poi state miniate con colori a tempera e oro. È stato attribuito al pittore anconetano mwafgNicola di maestro Antonio. Le immagini tradizionali dei “trionfi” quattrocenteschi sono rappresentate attraverso figure di guerrieri dell’antichità romana o personaggi biblici, secondo la tradizione medievale degli Uomini illustri. Ad esempio, mwafkCatone, suicida, rappresenta la mwafoMorte, mentre mwafsAlessandro Magno il mwafwre di spade. In base alla presenza nel mazzo degli stemmi delle due nobili famiglie veneziane mwaf0Venier e Sanudo, e del monogramma “M. S.” si ritiene fosse possessore del mazzo nel 1491 mwaf4Marin Sanudo il giovane, famoso umanista e storico veneziano dedito all'alchimiacite-ref-43[39].
I tarocchi del Mantegna
I cosiddetti mwagstarocchi del Mantegna sono due serie distinte di 50 incisioni risalenti al XV secolo, denominate serie "E" e serie "S"cite-ref-lambert-46-26-1[24], opera di due distinti artisti di scuola ferrarese rimasti anonimi, che per secoli sono state attribuite ad mwahaAndrea Mantegna. Le due serie ritraggono gli stessi soggetti raggruppati tematicamente in cinque gruppi (le condizioni dell'uomo, mwaheApollo e le mwahimuse, le mwahmarti liberali, i principi cosmici e le mwahqvirtù mwahucristiane)cite-ref-lambert-46-26-2[24] e non costituiscono in realtà neanche un mazzo di tarocchi, poiché mancano completamente le carte di semi e i soggetti, pur presentando in alcuni casi delle somiglianze iconografiche con quelli dei tarocchi tradizionali, sono comunque diversi. Si ignora l'uso a cui era destinato il mazzo, sembrerebbero essere stati un'opera didattica e istruttivacite-ref-44[40].
I tarocchi di Marsiglia
Non esistono riferimenti per la datazione dei mwaiimwaimtarocchi di Marsiglia (così chiamati per la città della Francia che ha goduto di una posizione di monopolio nella produzione di questo tipo di carte pur non avendole inventate); sebbene i primi mazzi conosciuti risalgano al mwaiqXVIII secolo, lo stile delle carte a semi italiani fa propendere per l'origine latina di questo tipo di mazzo, probabilmente diffusosi dalla Lombardia in territorio francese. Uno dei modelli più conosciuti dei tarocchi di Marsiglia fu inciso su legno, dal francese Claude Burdel nel 1751.
Egli aveva contrassegnato Il Carro con le sue iniziali, mentre la sua firma per esteso compare sul 2 di denari. Le figure sono intere, e - relativamente agli Arcani maggiori - recano la denominazione in francese e sono contrassegnati da numeri romani. La morte non aveva nome. Le scritte erano in un francese sgrammaticato, spesso privo di accenti e apostrofi. Gli abiti delle figure, pur nella loro forte stilizzazione, si riferiscono a prototipi mwaiyrinascimentali. Il mazzo fu poi rielaborato correttamente dal francese Grimaud, e ristampato nel mwaicXIX secolo.cite-ref-45[41]
I tarocchi di Besançon
Le differenze notevoli del modello "di Besançon" rispetto al modello "di Marsiglia" sono i Trionfi II, la Papessa, trasformata in Giunone (Iuno o anche Juno), e il V, il Papa, diventato Giove (Iupiter o anche Jupiter). Come per Marsiglia, la città non può vantare la paternità di queste carte da tarocco a semi italiani. Lo scrittore mwai4Giordano Berti suppone che il più antico Tarocco di Besançon sia stato stampato dal parigino Pierre Lachapelle a Strasburgo verso il 1715. Quello stesso anno giunse a Strasburgo, dalla Provenza, François Isnard, che prestò la sua opera di intagliatore per matrici di stampa di Tarocchi e carte da gioco. Persino alcuni stampatori tedeschi si rivolgevano a lui per fargli intagliare le matrici. Difatti, risale al 1720 -25 il più antico Tarocco di Besançon prodotto in Germania: fu realizzato da Sebastian Heinrich Joia ad Augsburg.cite-ref-46[42] Risalirebbe invece al 1746 il Tarocco di Besançon, stampato a Strasburgo da François Nicolas Laudier sulla base delle matrici di Pierre Isnard.
Le minchiate
Comparso a Firenze fra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo,cite-ref-47[43] questo affascinante mazzo di novantasette carte - oltre al Matto e alle 56 carte nei tradizionali semi di coppe, denari, bastoni e spade, vi figurano ben 40 trionfi (fu chiamato così con probabile riferimento al membro virile e per indicare, di conseguenza, che tale gioco non era cosa seria).
A Firenze, mazzo e relativo gioco godettero di grande fortuna fin dalla prima metà del XVI secolo, soprattutto in ambienti popolari, come attestato da statuti e provvisioni della Signoria, nonché in varie opere letterarie. In seguito, si diffusero prima a Roma e negli mwaj0Stati della Chiesa e quindi in molte altre parti d'Italia, soprattutto a Genova e in Sicilia. All'inizio del XVIII secolo le minchiate si caratterizzavano ormai come un gioco elitario, praticato in salotti e circoli nobiliari e ne è attestata la presenza anche in Francia e Germania. Il loro declino inizia alla metà del XIX secolo, probabilmente abbandonate in favore del mwaj4Whist.cite-ref-48[44]
Nelle minchiate, le carte dei semi ordinari coincidono con quelle dei tarocchi, per quanto i cavalli hanno (ed è questo un mwakqunicum fra tutti i mazzi di carte) le sembianze di centauri mentre nei semi corti (denari e coppe) i due fanti sono sostituiti da altrettante mwakufantine. I trionfi sono ben 40: tutti quelli presenti nel mazzo dei tarocchi tranne la papessa più la Prudenza, le mwakytre virtù teologali, i mwakcquattro elementi e i mwakgdodici segni zodiacali; in seguito il papa è stato sostituito dal mwakkgranduca e talvolta l'imperatrice da un'altra figura regale maschile. I primi cinque trionfi erano tradizionalmente indicati con il nome di mwakopapi mentre gli ultimi cinque (Stella, Luna, Sole, Mondo e il Giudizio finale detto mwaksLe trombe) erano noti come le mwakwArie.
Le carte, nell'economia del gioco, avevano un valore: il Matto, i quattro re ed i trionfi dall'1 al 5, il 10, il 13, il 20, il 28 ed infine tutti quelli dal 30 al 40 - erano dette mwak4carte di conto, tutte le altre mwak8cartiglie.
Il tarocchino bolognese
mwalqBologna, che è stata uno dei centri in cui il gioco era più attivamente praticato, non ci ha lasciato alcun mazzo completo prima del mwaluXVII secolo. In questo periodo si giocava una nuova forma di tarocco a mazzo ridotto di 62 carte, anche se non abbiamo indicazioni precise sulla data in cui vennero eliminate determinate carte. I tagli erano relativi alle carte numerali, ad esclusione degli Assi. Né il tarocchino è l'unico esempio di contrazione del mazzo: a Venezia il gioco della mwalytrappola prevedeva trentasei carte.
Il tarocchino bolognese trionfò in questo periodo grazie a vicissitudini particolari: tra il 1663 e il 1669 un artista bolognese fantasioso e versatile, mwalkGiuseppe Maria Mitelli (1634 - 1718) incise un mazzo di Tarocchini dedicato a Prospero Bentivoglio. Le carte erano riunite in fogli intonsi che dovevano poi essere tagliati e incollati dal giocatore.
Durante la mwalsControriforma, con una sensibilità tutta mwalwbarocca Mitelli trasformò il mazzo eliminando la figura della Papessa e ridisegnando i Trionfi. Così l'Appeso è un uomo condannato alla pena capitale che aspetta che il boia gli fracassi il cranio con un martello; l'Eremita è un mendicante che avanza nella notte con una lanterna; la mwal0Luna e il mwal4Sole sono ispirati ad mwal8Artemide e ad mwamaApollo; il Mondo è un globo sorretto da un gigantesco mwameAtlante. Anche le carte numerali hanno disegni fantasiosi, mentre nell'Asso di denari l'artista ha inciso il suo ritratto con la firma. Il tarocco bolognese "Carte Fine dalla Torre" , conservato presso la mwamiBibliothèque Nationale a Parigi in un unico esemplare quasi completo come "mwammTarot bolonais XVIIe s.", è datato intorno al 1650 ed è il più antico tarocco bolognese conosciuto fino a oggi: mantiene somiglianze con i suoi antenati quattrocenteschi e cinquecenteschi, pur avendo eliminato le carte numerali 2, 3, 4, e 5 di ogni seme, secondo l'uso in voga in città almeno dalla metà del XVI secolo.cite-ref-49[45]
Un altro tipo di tarocchino bolognese, che non è mai stato usato neppure per la divinazione, risale al 1725 e fu ideato dal canonico Luigi Montieri. L'autore aveva indicato le diverse forme di stati europei, audacemente situando Bologna sotto un governo misto, laico-clericale. Dal momento che la città era inserita nei domini dello mwamkStato Pontificio, la cosa fu giudicata irrispettosa e l'audace prelato fu incarcerato, unitamente all'editore dell'opera, mwamoLelio Dalla Volpe, allo stampatore Giovan Battista Bianchi e al libraio Pietro Cavazza.cite-ref-50[46] Ne nacque un caso politico che si risolse quando il Senato bolognese, per ricordare le proprie prerogative e al tempo stesso per non sminuire l'autorità pontificia su Bologna, propose un "accordo di facciata" facendo sostituire quattro tradizionali icone considerate irriverenti (i cosiddetti "quattro Papi") con le figure di quattro mwam8satrapi orientali, poi volgarmente detti dai bolognesi Mori.cite-ref-51[47]cite-ref-52[48]
In una data non precisata della seconda metà del Settecento, il tarocchino bolognese fu uno dei primi mazzi che suddivise le figure in due metà speculari. Nello stesso periodo, ultimo fra i mazzi di tarocchi italiani, il tarocchino bolognese inserì la numerazione di dodici trionfi, dalla Stella (16) ad Amore (5) per facilitare il computo del punteggio di fine mano.
Il tarocco piemontese
Grazie alla sua vicinanza con il Ducato di Milano, dove il gioco dei Tarocchi era diffuso, il mwansPiemonte conobbe e usò ben presto queste carte; il documento piemontese più antico è il mwanwDiscorso sopra l'ordine delle figure dei Tarocchi, scritto da Francesco Piscina da Carmagnola e pubblicato nel 1565 a Monte Regale (oggi Mondovì).cite-ref-53[49]
Intorno al 1830 una famiglia di Torino, i Vergnano, avviò la produzione di un nuovo modello, oggi definito "Tarocco piemontese", simile ai Tarocchi cosiddetti “di Marsiglia. Tuttavia, come ha rilevato lo storico Giordano Berti, i Tarocchi di Vergnano si distinguono dalla produzione francese per lo stile e per il contenuto di alcune carte, in particolare per il Matto, vestito con i pantaloni a sbuffo, che insegue una farfalla; per il Bagatto, che ha sul tavolo gli strumenti del calzolaio; per il Diavolo, che ha un muso di felino che spunta dall'addome; per il Giudizio, detto Angelo, dove i morti emergono dalle fiamme, collegandosi con l'iconografia popolare delle anime del mwaoiPurgatorio; per l'Asso di Coppe, un vaso colmo di fiori e frutti.cite-ref-54[50]
Altra variazione rispetto al mazzo "marsigliese" è l'uso dei numeri arabi al posto di quelli romani.
Nella seconda metà di quel secolo, sulla base del mazzo di Vergnano fu introdotto il modello a due teste, senza dubbio utile ai giocatori che non dovevano girare le carte ogni volta che si presentavano rovesciate.
Il tarocco siciliano
I tarocchi giapponesi
I tarocchi contemporanei
L'interesse che si è sviluppato intorno ai tarocchi dall'Ottocento in avanti ha spinto numerosi artisti contemporanei a reinterpretare le figure. Fra gli italiani si possono ricordare mwapcGentilini, mwapgGuttuso, Gallico, Giancarlo Canelli, Domenico Balbi, mwapkBaj, mwapoDulbecco, mwapsLuzzati, mwapwPinter, Osvaldo Menegazzi, mwap0Toppi. Fra gli artisti non italiani spiccano mwap4Dalí e mwap8Niki de Saint Phalle, autrice del mwaqamwaqeGiardino dei Tarocchi, costruito a Garavicchio, presso mwaqiCapalbio.
Numerosi illustratori hanno realizzato nuovi mazzi, talvolta in collaborazione con storici e letterati. Per esempio, i mwaqqTarocchi di mwaquDario Fo dipinti dal figlio mwaqyJacopo; Michele Marzulli ha ideato, disegnato e realizzato i mwaqcTarocchi Massonici, mentre allo scrittore mwaqgGiordano Berti si deve la sceneggiatura di dieci mazzi realizzati da vari illustratori. Inoltre, l'artista svizzero mwaqkHans Ruedi Giger negli anni '90 ha disegnato e realizzato un mazzo di arcani con la tecnica dell'mwaqoaerografo, ispirati ai temi e alle iconografie occulte della sua pittura biomeccanica.
Nell'estate del 1990, è stato rappresentato presso mwaqwForte Sperone (Genova), lo spettacolo mwaq0Il castello di carte – Il mistero dei tarocchi, scritto da mwaq4Gian Piero Alloisio e mwaq8Tonino Conte, che ne ha curato la regia. Nello spettacolo, ogni attore rappresentava uno degli arcani maggiori su un proprio palcoscenico distinto dagli altricite-ref-56[52]. Il testo dello spettacolo è stato pubblicato nel 2017 con il titolo mwarqIl mistero dei Tarocchi (con illustrazioni di Beppe Giacobbe).
A mwaryRiola, in provincia di Bologna, è da tempo istituito un mwarcMuseo dei tarocchi con un'ampia raccolta di carte e dipinti dedicati al tema dei tarocchi.
I tarocchi ispirarono mwarkItalo Calvino per il suo mwaroromanzo fantastico mwarsmwarwIl castello dei destini incrociati (1969).
In altri media
La cartomanzia viene spesso usata come strumento narrativo nel cinema.cite-ref-57[53]
Dalla fine degli anni 1980, numerosi illustratori e fumettisti si sono cimentati nella creazione di nuovi mazzi di tarocchi, soffermandosi solitamente sui 22 Arcani maggiori, come ad esempio mwasqPaolo Barbieri.
Film e serie TV
• Ne mwasgL'infernale Quinlan, diretto e interpretato a mwaskOrson Welles, mwasoMarlene Dietrich interpreta una cartomante che predice il futuro al protagonista.
• Nel film mwaswAgente 007 - Vivi e lascia morire della saga di mwas0James Bond, il personaggio di Solitaire può predire il futuro tramite i suoi tarocchi, almeno finché rimane vergine.
• Nel film mwas8La profezia del male, un gruppo di amici viene perseguitato dalle carte dei tarocchi, dopo aver compiuto delle letture con un mazzo maledetto.
• Nella serie Marvel mwateAgatha All Along, sui tarocchi sono basati il personaggio di Lilia Calderu, una veggente e l'intero episodio 7, concentrato su quest'ultima e appunto i tarocchi.
• Nella serie Netflix mwatmIl club delle Babysitter, Dawn utilizza i tarocchi e l'astrologia per prevedere una compatibilità in amore della sorellastra adottiva Mary-Anne ed il suo possibile fidanzato.
Manga e fumetti
• Il gioco di carte mwatcmwatgYu-Gi-Oh! possiede l'archetipo "Energia Arcana", i cui mostri prendono il nome da varie carte dei tarocchi. Per il gioco è anche stata aggiunta la carta "EX", che corrisponde al "signore luminoso" e al "signore oscuro".
• mwat8Hirohiko Araki a partire dalla terza serie del manga mwauamwaueLe bizzarre avventure di JoJo introduce il concetto di "mwauiStand", materializzazione fisica dei poteri psichici di ciascun personaggio, attribuendogli i nomi e le sembianze degli arcani maggiori (ma solo nella terza parte).
Giochi di ruolo
• Il gioco di ruolo Everway, pubblicato da mwauyWizard of the Coast, il GM può scegliere di pescare da un mazzo di tarocchi per decidere il destino di un personaggio.
• Per la quarta edizione del gioco mwaugKult è stato creato un mazzo di tarocchi a tema e un modulo di avventura che ruota attorno ad esso.
• Nel gioco di ruolo mwauoVampiri: il Requiem ai personaggi appartenenti alla congrega dell'Ordo Dracul viene attribuito un tarocco in base alla propria personalità.
• Nel mwauwgioco di ruolo horror mwau0mwau4Sine Requie vengono utilizzati i tarocchi, al posto dei più comuni dadi, per determinare il successo o il fallimento delle azioni dei personaggi ed eventuali colpi di scena nella narrazione. Il mwau8game master è infatti chiamato "Cartomante".
Videogiochi
• Nel videogioco horror mwavgmwavkPhasmophobia, sviluppato da Kinetic Games, i tarocchi possono essere utilizzati per le loro funzioni che possono essere favorevoli o sfavorevoli al giocatore.
• Nella serie videoludica puzzle mwavsmwavwMagical Drop, sviluppata da mwav0Data East, ogni personaggio è una carta dei tarocchi.
• Nella serie di videogiochi mwav8mwawaShin Megami Tensei: Persona le carte dei tarocchi sono lo strumento da cui i protagonisti traggono i loro poteri.
• Ogni mwawiboss della serie di videogiochi mwawmmwawqThe House of the Dead prende nome da uno degli Arcani Maggiori.
• Nel videogioco per mwawyPlayStation 2 mwawcmwawgPrimal a ogni personaggio corrisponde una carta dei tarocchi.
• Nel videogioco mwawomwawsThe Binding of Isaac è possibile trovare e interagire con gli arcani maggiori sotto forma di carte.
• Nel videogioco mwaw0mwaw4Cyberpunk 2077, il protagonista V può farsi predire il futuro tramite le carte dei tarocchi dal personaggio Misty. Inoltre, una missione secondaria richiede al protagonista, sempre per conto di Misty, di trovare alcuni tarocchi sparsi per Night City.
• Nella serie di videogiochi mwaxaJRPG mwaxePersona (serie) il protagonista associato all'arcano del matto è in grado di interagire con le Personae particolari spiriti categorizzati tramite gli arcani maggiori per sfruttarli in combattimento e migliorare le sue capacità relazionali con i personaggi del cast associati agli arcani delle Personae possedute.
Note
Approfondimenti
cite-note-11N 1. ↑ Teorie alternative suggeriscono una derivazione dalle carte da gioco indiane per il mwaxkmwaxoGanjifa, ma i primi riferimenti alle carte indiane sono posteriori a quelle occidentali dato che risalgono al XV secolo, vedi mwaxsFarley,mwaxw mwax0A Cultural History of Tarot,mwax8 pp. 9–11. Un'altra teoria suppone che siano state importate dalla mwayaCina attraverso i traffici della mwayeVia della seta o addirittura da mwayiMarco Polo, ma sebbene le carte da gioco cinesi predatino di almeno duecento anni quelle occidentali, utilizzavano un sistema di semi completamente diverso (spesso senza simboli ma solo il nome del seme) ed erano prive di figure, vedi mwaymFarley,mwayq mwayuA Cultural History of Tarot,mwayc pp. 11–12.
cite-note-16N 2. ↑ Tra i possibili autori sono citati mwaysMichelino_da_Besozzo, Franceschino_Zavattari e il mway0Pisanello
cite-note-35N 3. ↑ Per esempio l'uso del Matto al posto di un Trionfo, in francese mwazel'excuse (dall'abbreviazione di mwaziLe Fou sert d'excuse) che diventa mwazmder Schkis, mwazqder Skys o mwazuder Sküs in Germania. Vedi mwazyDummett e McLeod,mwazc mwazgA History of Games Played ...,mwazo p. 30
cite-note-36N 4. ↑ Il traduttore del mwaz4mwaz8Gargantua e Pantagruel salta i tarocchi nell'elenco dei giochi (sia nella prima edizione del 1575, che nelle successive del 1582 e 1590 nelle quali l'elenco dei giochi viene ampliato), suggerendo quindi che egli non lo conoscesse, nonostante fosse nativo dell'mwa0aAlsazia, lungo la via naturale di propagazione del gioco dalla Francia alla Germania. Un'ipotesi alternativa, basata su una testimonianza non confermata che fosse conosciuto in mwa0eBoemia nel 1586, è che sia giunto in Germania dalla Svizzera. Vedi mwa0iDummett e McLeod,mwa0m mwa0qA History of Games Played ...,mwa0y pp. 28–30
Bibliografiche
cite-note-11. ↑ mwa00I Tarocchi di mwa04Cecilia Gatto Trocchi, mwa08Tascabili Economici Newton, 1995 pp.100 . Come citato in mwa1aFranco Ramaccini, mwa1emwa1iI Tarocchi, su mwa1mcicap.org, mwa1qCICAP, 5 agosto 2002.
cite-note-22. ↑ mwa1gDummett e McLeod,mwa1k mwa1oA History of games ...,mwa1w pp. 2–3.
cite-note-33. ↑ mwa2aDecker e Dummett,mwa2e mwa2iA History of the Occult Tarot ...,mwa2q Chapter I: International Innovation.
cite-note-44. ↑ Giordano Berti, mwa2gStoria dei Tarocchi, Oscar Mondadori, Milano 2007, pp. 100-137
cite-note-dummet-mcleod-17-55. ↑ mwa24Dummett e McLeod,mwa28 mwa3aA History of Games Played ...,mwa3i p. 17.
cite-note-66. ↑ mwa3yFarley,mwa3c mwa3gA Cultural History of Tarot,mwa3o p. 46.
cite-note-77. ↑ mwa34Franco Cardini, mwa38La fortuna, il gioco, la corte, in mwa4aLe carte di Corte, i tarocchi - Gioco e magia alla corte degli estensi, Nuova Alfa Editoriale, 1987, p.mwa4e 11 e seguenti.
cite-note-88. ↑ mwa4uFarley,mwa4y mwa4cA Cultural History of Tarot,mwa4k p. 29.
cite-note-99. ↑ mwa40Farley,mwa44 mwa48A Cultural History of Tarot,mwa5e pp. 29–30.
cite-note-farley-30-31-1010. ↑ mwa5uFarley,mwa5y mwa5cA Cultural History of Tarot,mwa5k pp. 30–31.
cite-note-1211. ↑ mwa50Farley,mwa54 mwa58A Cultural History of Tarot,mwa6e pp. 12–13.
cite-note-1312. ↑ mwa6uParlett,mwa6y mwa6cThe Oxford Guide to Card Games,mwa6k p. 40.
cite-note-1413. ↑ mwa60mwa64Newbigin 2002,mwa68 p. 66.
cite-note-farley-33-34-1514. ↑ mwa7uFarley,mwa7y mwa7cA Cultural History of Tarot,mwa7k pp. 33–34.
cite-note-1715. ↑ mwa70Farley,mwa74 mwa78A Cultural History of Tarot,mwa8e pp. 34–35.
cite-note-1816. ↑ mwa8uFarley,mwa8y mwa8cA Cultural History of Tarot,mwa8k pp. 35–36.
cite-note-farley-38-2018. ↑ mwa9yFarley,mwa9c mwa9gA Cultural History of Tarot,mwa9o p. 38.
cite-note-2119. ↑ mwa94mwa98mwa-aBottari Stefano, I "Tarocchi" di Castello Ursino e l'origine di Bonifacio Bembo, su mwa-eartivisive.sns.it. mwa-iURL consultato il 30 agosto 2017 mwa-m(archiviato dall'mwa-qurl originale il 2 luglio 2016).
cite-note-2220. ↑ mwa-gFarley,mwa-k mwa-oA Cultural History of Tarot,mwa-w pp. 44–45.
cite-note-2321. ↑ mwa-aDummett e McLeod,mwa-e mwa-iA History of Games Played ...,mwa-q p. 13.
cite-note-2422. ↑ mwa-gDummett e McLeod,mwa-k mwa-oA History of Games Played ...,mwa-w pp. 8–9.
cite-note-2523. ↑ mwbaaDummett e McLeod,mwbae mwbaiA History of Games Played ...,mwbaq Nota a p. 1.
cite-note-2725. ↑ mwbbiBerti, Marsilli e Vitali,mwbbm mwbbqTarocchi: le carte del destino,mwbby pp. 41 e 83.
cite-note-2826. ↑ mwbboDummett e McLeod,mwbbs mwbbwA History of Games Played ...,mwbb4 pp. 13–14.
cite-note-dummett-mcleod-14-2927. ↑ mwbcyDummett e McLeod,mwbcc mwbcgA History of Games Played ...,mwbco p. 14.
cite-note-3028. ↑ mwbc4Dummett e McLeod,mwbc8 mwbdaA History of Games Played ...,mwbdi p. 15 e 17.
cite-note-3129. ↑ mwbdyDummett e McLeod,mwbdc mwbdgA History of Games Played ...,mwbdo p. 18.
cite-note-3230. ↑ mwbd4Dummett e McLeod,mwbd8 mwbeaA History of Games Played ...,mwbei pp. 17–19.
cite-note-3331. ↑ mwbeyDummett e McLeod,mwbec mwbegA History of Games Played ...,mwbeo p. 19.
cite-note-3432. ↑ mwbe4Dummett e McLeod,mwbe8 mwbfaA History of Games Played ...,mwbfi p. 26.
cite-note-3733. ↑ mwbfyDummett e McLeod,mwbfc mwbfgA History of Games Played ...,mwbfo p. 28.
cite-note-3834. ↑ mwbf4Berti, Marsilli e Vitali,mwbf8 mwbgaTarocchi: le carte del destino,mwbgi p. 11.
cite-note-3935. ↑ mwbgymwbgcDecker, Depaulis e Dummett,mwbgg p. 59.
cite-note-4036. ↑ mwbgwmwbg0Decker, Depaulis e Dummett,mwbg4 p. 74-75 e 84.
cite-note-4137. ↑ "Quelle carte de triumphi che se fanno a Cremona". I tarocchi dei Bembo. Dal cuore del Ducato di Milano alle corti della valle del Po, Marco Tanzi- Sandrina Bandera, Skira, Milano, 2013; catalogo della mostra a Milano, PINACOTECA DI BRERA, 20 febbraio - 7 aprile 2013.
cite-note-4238. ↑ mwbhuIl segreto dei segreti. I tarocchi Sola Busca e la cultura ermetico-alchemica tra Marche e Veneto alla fine del Quattrocento, Laura Paola Gnaccolini, Skira, 2012
cite-note-4339. ↑ mwbhkmwbhomwbhsIl segreto dei segreti. I tarocchi Sola Busca (mwbhwmwbh0PDF), su mwbh4pinacotecabrera.org.
cite-note-4541. ↑ mwbigKaplan,mwbik mwbioI Tarocchi,mwbiw pp. 36, 38, 39.
cite-note-4642. ↑ mwbjaBerti,,mwbje mwbjiI Tarocchi nei Paesi tedeschi dal 16º al 18º secolo,mwbjq pp. 18–19.
cite-note-4743. ↑ mwbjgmwbjkPratesi 2016.
cite-note-4844. ↑ mwbj0mwbj4Pratesi 2015.
cite-note-4945. ↑ Giovanni Pelosini, mwbkiI Tarocchi del Seicento, Hermatena, 2017, pp. 17-18 ISBN 978-88-99841-24-9
cite-note-5046. ↑ mwbkcBerti,mwbkg mwbkkGiuseppe Maria Mitelli e il Tarocchino bolognese,mwbks pp. 52–57.
cite-note-5147. ↑ mwbk8Zorli,mwbla mwbleIl Tarocchino bolognese,mwblm p. 33.
cite-note-5248. ↑ mwblcPaola Naldi, mwblgmwblkIl Tarocchino, gioco di carte che sopravvisse a editti e roghi: la sua storia a Bologna, su mwblola Repubblica, 13 luglio 2018. mwblsURL consultato il 21 febbraio 2025.
cite-note-5349. ↑ Giordano Berti (a cura di), mwbl8Francesco Piscina da Carmagnola. Discorso sopra l'ordine delle figure dei Tarocchi, Istituto Graf, Bologna, 1995
cite-note-5450. ↑ Giordano Berti (a cura di), mwbmmVecchio Tarocco italiano. 78 carte incise da Stefano Vergnano. Torino 1830, Araba Fenice, Boves, 2014, pp. 3-6. Opuscolo allegato al mazzo "Tarocchi Vergnano 1830".
cite-note-5551. ↑ mwbmcmwbmgmwbmkI segreti dei Tarocchi piemontesi., su mwbmodentrolanotiziabreak.it.
cite-note-5652. ↑ mwbm4Alessandra Vitali, mwbm8mwbnaTarocchi, il gioco del destino Un mistero chiuso nel castello, in mwbneLa Repubblica, 23 luglio 2004.
cite-note-5753. ↑ mwbnumwbnymwbncTarocchi, cartomanzia e cinema: un successo annunciato, su mwbngGiupiter.com. mwbnkURL consultato il 1º dicembre 2020 mwbno(mwbnsarchiviato il 1º dicembre 2020).
Bibliografia
• citerefbanderaSandrina Bandera, I Bonifacio Bembo. Tarocchi Viscontei della Pinacoteca di Brera, Milano, Martello, 1991.
• citerefberti-e-vitaliGiordano Berti e Andrea Vitali (a cura di), I tarocchi: le carte di corte. Gioco e magia alla corte degli Estensi, Catalogo della mostra al Castello Estense di Ferrara, Nuova Alfa, 1987, ISBN 88-7779-016-4.
• citerefberti-marsilli-e-vitaliGiordano Berti, Pietro Marsilli e Andrea Vitali, Tarocchi: le carte del destino, Faenza, Le Tarot, 1988.
• mwboiGiordano Berti e Andrea Vitali (a cura di), Tarocchi. Arte e magia, Catalogo della mostra al Museo Civico Archeologico di Bologna, Faenza, Le Tarot, 1995.
• mwboqGiordano Berti, Marina Chiesa e Sofia Di Vincenzo, Antichi Tarocchi illuminati. L'alchimia nei Tarocchi Sola Busca, Torino, Lo Scarabeo, 1995.
• mwboyGiordano Berti e Marina Chiesa, Antichi Tarocchi Lombardi, Torino, Lo Scarabeo, 1995.
• mwbogGiordano Berti, Marina Chiesa e Thierry Depaulis, Antichi Tarocchi liguri-piemontesi, Torino, Lo Scarabeo, 1995.
• mwbooGiordano Berti e Giuliano Crippa, Antichi Tarocchi Bolognesi, Torino, Lo Scarabeo, 1995.
• mwbowGiordano Berti e Tiberio Gonard, I Tarocchi di Marsiglia, Torino, Edizioni Lo Scarabeo, 1998.
• mwbo4Giordano Berti, Storia dei Tarocchi. Verità e leggende sulle carte più misteriose del mondo, collana Oscar Storia, Milano, Mondadori, 2007, ISBN 978-88-04-56596-3.
• mwbpaGiordano Berti e Ram, Il grande libro dei Tarocchi, Milano, RCS Libri, aprile 2007, ISBN 978-88-451-4105-8.
• mwbpiGiordano Berti, Tiberio Gonard e Isa Donelli, I tarocchi dei Visconti. Il manuale, gli Arcani maggiori e minori, Milano, De Agostini, 2009, ISBN 88-418-5855-9.
• mwbpqGiordano Berti, Giuseppe Maria Mitelli e il Tarocchino bolognese, Boves, ArabaFenice, 2017, ISBN 978-88-6617-475-2.
• mwbpyGiordano Berti, I Tarocchi nei Paesi tedeschi dal 16º al 18º secolo, Boves, OM Edizioni, 2018, ISBN 978-88-949756-6-6.
• citerefdecker-e-dummett(EN) Ronald Decker e Michael Dummett, A History of the Occult Tarot 1870 - 1970, Londra e New York, Duckworth Overlook, 2013 [2002].
• citerefdecker-depaulis-e-dummett(EN) Ronald Decker, Thierry Depaulis e Michael Dummett, A wicked pack of cards: the origins of the occult tarot, Londra, St Martin's Press, 1996, ISBN 978-0-7156-2713-6.
• citerefdummettMichael Dummett, Il Mondo e l'Angelo. I Tarocchi e la loro storia, Napoli, Edizione Bibliopolis, 1993.
• citerefdummett-e-mcleod(EN) Michael Dummett e John McLeod, A History of games played with the tarot pack, Mellen Press, 2004, pp. XII e XIII, ISBN 978-0-7734-6447-6.
• citerefdummett-e-mann(EN) Michael Dummett e Sylvia Mann, The game of Tarot: from Ferrara to Salt Lake City, Londra, Duckworth, 1980, ISBN 978-0-7156-1014-5.
• citereffarley(EN) Helen Farley, A Cultural History of Tarot, Londra, I.B. Tauris, 2009, ISBN 978-1-84885-053-8.
• mwbp4Cecilia Gatto Trocchi, I Tarocchi, Roma, Newton Compton, 1995.
• citerefkaplanStuart R. Kaplan, I Tarocchi, Milano, Mondadori, 1981.
• citereflambert(FR) G. Lambert, Tarots de Mantegna, in Thierry Depaulis (a cura di), Tarot, jeu et magie (catalogo della mostra alla Bibliotèque Nationale), Parigi, 1984, ISBN 2-7177-1699-8.
• mwbqiDiego Meldi, Tarocchi. Il manuale completo, Firenze, Giunti Demetra, novembre 2007, ISBN 978-88-440-3488-7.
• mwbqqMichele Marzulli, Il segreto dei Tarocchi massonici, Milano, Ed. Mimesis, maggio 2010, ISBN 978-88-575-0127-7.
• mwbqy(EN) Arthur Mayger Hind, A History of Engraving & Etching From the 15th Century to the Year 1914, New York, Dover Publications, 2011, ISBN 978-0-486-20954-8.
• citerefnewbigin-2002Nerida Newbigin, I Giornali di ser Giusto Giusti d'Anghiari (1437-1482): Anno 1440, in Letteratura Italiana Antica, III, 2002, pp. 41–246.
• Giovanni Pelosini, mwbqkI Tarocchi del Seicento, Hermatena, 2017, ISBN 978-88-99841-24-9
• citerefpratesi-2015Franco Pratesi, Giochi di carte nel Granducato di Toscana, Roma, Aracne, 2015.
• citerefpratesi-2016Franco Pratesi, Giochi di carte nella Repubblica Fiorentina, Roma, Aracne, 2016.
• citerefparlett(EN) David Parlett, The Oxford Guide to Card Games, Oxford University Press, 1990, ISBN 0-19-214165-1.
• citerefzorliGirolamo Zorli, Il Tarocchino bolognese, Sala Bolognese, Arnaldo Forni Editore, 1992.
• Karl Simon, mwbraI mwbreTarocchi Rider-Waite, Stella Mattutina Edizioni, Firenze, 2019.
Voci correlate
Altri progetti
Altri progetti
• Wikiquote
• Wikizionario
• Wikimedia Commons
• Wikiquote contiene citazioni sui tarocchi
• Wikizionario contiene il lemma di dizionario «tarocchi»
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sui tarocchi
Collegamenti esterni
• citerefsapere-itTarocchi, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) David Parlett, tarot, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• (EN) Tarot Cards, su The Visual Novel Database.
• mwbrs(IT, EN) Museo dei tarocchi e delle carte da gioco, su trionfi.com.
• mwbr0mwbr4Carte da gioco: trionfi e tarocchi di M. Grazia Tolfo
• mwbsa(IT, EN) Museo dei Tarocchi, su museodeitarocchi.net.
• mwbsiAssociazione Culturale Le Tarot
• mwbsq(EN) mwbsuCard Games: Tarot Games su pagat.com